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lunedì 11 novembre 2013

Scritto sotto la guida dell'ispirazione: "Inverno"




Sembra essere arrivato l'inverno e l'ispirazione mi ha colto per scrivere, di getto, questa riflessione sul mio rapporto con questa stagione che amo definire magica.




"Sono figlia del vento del nord,
sono figlia del pallido sole che d'inverno lesto sparisce all'orizzonte,
sono figlia di gialle foglie cadenti,
della nebbia, del ghiaccio e del freddo.

Sono figlia delle lunghe notti stellate,
dell'acqua fredda dei torrenti montani,
delle lattiginose giornate uggiose, 
di un sole discreto e appartato.

Appartengo ai precoci tramonti invernali,
a lente, magiche sere d'autunno,
al fuoco di un camino,
al silenzio di borghi innevati.

Rari e pallidi Figli dell'Inverno,
l'incubo estivo è lontano,
siamo figli di una magica stagione
tutta per noi e per i nostri sogni"


© Flavia Cantini

martedì 5 novembre 2013

Solitudine


Un tema a me caro, poichè lo trovo controverso, piacevole e spiacevole allo stesso tempo, è sempre stato quello della Solitudine.

Ecco come immaginai la Solitudine in un breve scritto del 2002.


"Un giorno insignificante, un giorno qualsiasi, la solitudine bussò alla mia porta.
Aprii.
Indossava abiti grigi, mi guardava con aria malinconica e non riusciva a fissarmi negli occhi, quasi si sentisse in dovere di scusarsi della propria esistenza.
Dopo pochi istanti, prese fiato, si schiarì la voce e disse: Seguimi. Andremo lontano.
La seguii.
Camminammo tra pianure deserte e oscure, tra foglie morte e alberi caduti.
Non parlava e io non osavo fare domande.
Dopo un tempo imprecisato, dopo notti buie e lamentose e giorni strappati alla luce da una fitta nebbia velata di malinconia, arrivammo ad una capanna.
Una persona sedeva all'ingresso, smarrita.
La solitudine le parlò così: Tu hai finito qui. Torna al mondo.
La solitudine mi indicò una sedia: Starai qui per un po'.
Mi sedetti ed essa scomparve nel silenzio.
Di giorno guardavo le nuvole e di notte le stelle, uniche compagne in quel silenzio senza fine.
Poi, al tramonto di un giorno come tanti, improvvisamente la solitudine tornò: Il tuo tempo qui non è ancora terminato. Ma ti giuro che terminerà.
Sperai con tutto il cuore che fosse veramente così."



© Flavia Cantini

venerdì 25 ottobre 2013

Come nasce un mio racconto/romanzo



In questo post voglio rendere partecipe il lettore di come nasca il mio atto creativo.


Innanzitutto mi lascio guidare dall'ispirazione che può manifestarsi sotto forma di un'idea che ritorna più volte, un flash, un'immagine, una frase che mi balena in testa all'improvviso, il nome di un personaggio, una vicenda reale o fantastica. 
E basta questo primo elemento, anche se minimo, a far nascere in me il desiderio di dare vita a una nuova storia che porti dentro sé questa base. 
Inizia dentro di me un'attenta riflessione, un continuo flusso di pensieri (che lascio più che altro liberi di associarsi in maniera autonoma e imprevedibile, quasi da flusso di coscienza) che mi portano, piano piano, a mettere insieme la struttura portante del nuovo racconto e/o romanzo. 
Allora, una volta raccolto e visualizzato tutto il materiale necessario (idea di fondo, trama principale, eventuale sottotrama, protagonista, personaggi principali e secondari...) inizio a scrivere seguendo a grandi linee una scaletta (da cui però, in corso d'opera, posso anche distaccarmi se le esigenze della storia si incanalano in modo imprevisto). 
E la scrittura avviene quasi da sé, mi sento il tramite della storia e dei personaggi, sento come se fossero loro a dirigere gli eventi e il mio atto creativo, è come se tutto fosse già nella mia mente e io dovessi soltanto permettergli di vivere trasponendolo su carta. 
L'ispirazione per me è fondamentale, è la mia guida e per stimolarla penso molto, fantastico, sogno ad occhi aperti, mi guardo attorno, osservo con attenzione ciò che accade, le persone, ascolto ripetutamente la musica, leggo tantissimo, rifletto e appunto ogni sensazione o minima idea che mi sovvenga.


© Flavia Cantini

martedì 4 ottobre 2011

Il prozio

Partiamo da una "chicca": la figura dell' "anziano e misterioso" prozio di Selene mi è stata ispirata da una persona realmente esistita, una prozia che io ho davvero avuto e che viveva, solitaria ed eremita alla soglia del Duemila, in un casa rustica sulla cima di una collina.


Era uno strano personaggio, viveva sola senza nessuna (o quasi) comodità moderna al limitare del bosco, luogo in cui trascorreva giornate intere. Non aveva riscaldamento, né acqua potabile o calda, né bagno, conduceva una vita spartana, vestiva sempre di nero e portava un foulard colorato sulla testa.


Era misteriosa, raccontava leggende (che lei riteneva vere) con protagonisti streghe ed eventi inspiegabili, credeva nell'erboristeria, nei rimedi naturali e nei poteri delle erbe. Aveva il terrore di essere fotografata ed entrare in camera sua era tassativamente proibito: diceva di nascondere lassù chissà quali cose.


Era incredibilmente superstiziosa ma, nel suo piccolo, era persona intelligente e piuttosto colta.


La sua figura non ha potuto fare a meno di ispirarmi ed ecco, quindi, il prozio di Selene, l'unico che crede a ciò che lei racconta sul paese e sulle persone che la odiano senza motivo, personaggio tanto anziano da non saperne l'età, Conoscitore e in grado di difendersi dai demoni, esperto di paranormale e occulto.


Ho già parlato della figura singolare di questa donna (mia prozia) in un agile e veloce volumetto dal titolo "Ritratto" che ho auto-pubblicato con l'aiuto dell'associazione culturale ligure CaArteiv.
Concludo il post segnalando che, chi fosse interessato a leggere anche questo volumetto, può contattarmi direttamente e glielo farò avere in PDF.


Per leggere "Notti senza luna", invece, sapete già come fare :)


Al prossimo post,
l'autrice
Flavia Cantini

venerdì 10 giugno 2011

L'idea di fondo di Notti senza luna

  • - Ma com'è nata l'idea di questo romanzo? Vuoi dire l'idea che mi ha ispirato questa storia?

  • -Sì, proprio questo. Ok perfetto, allora posso dire che ciò che mi ha portato a pensare una storia del genere sono stati i raconti delle "masche" piemontesi.
 
  • Puoi spiegarci meglio? Certo. I demoni o lemuri del mio romanzo sono, possiamo dire, una rivisitazione moderna di ciò che erano le masche in Piemonte nel secolo scorso. Persone con poteri sovvranaturali in grado di soggiogare le altre persone che non riuscivano a rendersene conto. E così sono i demoni del mio romanzo: si nascondono sotto spoglie umane per soggiogare i cosidetti "innocenti" che non riescono a riconoscere in loro la vera identità malvagia.

  • Ho capito. Ottima idea. Pare di capire (e traspare ovviamente dal tuo romanzo) che sei un'appassionata di misteri, leggende, soprannaturale. Hai colto nel segno, lo sono eccome. Sono affascinata da tutti questi temi e, ti dirò, ci credo anche. Il mondo del paranormale per me è realtà.

  • Un'ultima cosa per oggi: la figura dell'anziano prozio ti è stata ispirata da qualcuno? Eh sì. Ho avuto davvero una strana e anziana prozia che viveva, all'alba del 2000, in una casa solitaria sulla cima di una collina, senza acqua calda, senza riscaldamento nè alcuna comodità moderna. Era un personaggio davvero strano che evocava un non so che di misterioso. Era superstiziosa e credeva in qualcosa di sovrannaturale. Un ottimo stimolo per la mia fervida fantasia eheh.

  • Ti ringrazio delle curiosità che hai voluto svelarci oggi. Alle prossime rivelazioni, allora. Certo, questo blog è qui apposta per dire tutto il possibile su questa mia saga fantasy.